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Tra facilitazione e formazione

Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni.
Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
Gerardo De Luzenberger

Altra tappa. Un corso orientato ad approfondire le competenze base del facilitatore. Definire bene i contorni della facilitazione e quindi del processo di facilitazione.
Mi sono portato a casa strumenti, approfondimento del metodo e nuove competenze.

Se vuoi saperne di più ti invito a cliccare su certificazione-facilitatori.

#coachwolf

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Da coach a coach

Quello che segue è un messaggio che mi ha reso particolarmente felice: parole umili e di grande riflessione!
Al termine di un percorso di coaching, che ho fatto ad un business manager di un’importantissima multinazionale con sede in Veneto, gli ho chiesto un feedback sul suo modo di vivere questa esperienza.
L’ho chiesto perché Marcello, il coachee, era ed è tutt’ora un coach. La cosa è piaciuta ad entrambi e queste sono le sue parole.

Ciao Diego
Come stai?
Scusa per il colpevole ritardo ma, in tutta sincerità, mi ero completamente dimenticato della tua richiesta.
Adesso sto facendo qualche giorno di ferie e, nell’ozio della spiaggia, ne ho approfittato per fare qualche riflessione sugli ultimi mesi.
E ti confesso con piacere che il nostro incontro e le sessioni di coaching trascorse insieme, sono tra gli avvenimenti più belli ed importanti del 2017.
Ricordo benissimo che il mio approccio alla prima sessione sia stato di diffidenza e, mi duole ammetterlo, di presuntuosa saccenza: “sono un coach anche io, a cosa potrà mai servirmi incontrare un altro coach?”
Beh, sono proprio contento di ammettere di essermi sbagliato…
Lavorare con te mi ha permesso di mettere in pratica quelle tecniche che conoscevo in teoria, ma che non avevo mai messo in pratica e, mi ha dato prova che funzionano!
Forse può sembrare buffo, ma alla fine del nostro percorso mi sono reso conto che il coaching funziona davvero.
Infine, per la prima volta, sono stato “costretto” ad un’analisi introspettiva che mi ha portato a conoscermi meglio ed a rivedere alcuni lati del mio carattere e della mia personalità (vedi l’aspetto spirituale).
In conclusione, grazie a te ho scoperto quanto può VERAMENTE essere utile il coaching e, con un bel bagno di umiltà, quanto ho ancora da imparare su questo argomento.
Un abbraccio e, spero, a presto!!
Marcello

Io a Marcello dico solo una cosa: GRAZIE PER LE TUE PAROLE!
E’ grazie a queste testimonianze che credo sempre più al coaching proprio come strumento per agire il cambiamento.

#coachwolf

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Adolescenti e Sport

Adolescenti e Sport.

L’Associazione Genitori Sedico (Belluno) ha organizzato una serata per esplorare il mondo dello sport vissuto nell’adolescenza.
L’incontro, venerdì 24 marzo alle 20,30 c/o la Scuola Edile di Sedico, è aperto a tutti gli interessati: studenti, atleti, genitori, educatori, allenatori, dirigenti.
Diego Dalla Sega – formatore, trainer e coach certificato- accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle tematiche caratterizzanti il binomio adolescenti/sport attraverso l’uso delle domande efficaci.

Ecco un feedback significativo dopo l’incontro:

“Le opportunità che possono aiutarci a crescere come genitori, vanno prese al volo, ho avuto l’opportunità di tornare a casa con un sacco di domande in tasca, le domande giuste da porre alle persone a cui teniamo di più: i nostri figli.
Le domande creano confronto, che deve aiutare a risolvere un conflitto, a dialogare, a costruire. Farlo insieme agli educatori che condividono esperienze con i nostri ragazzi, diventa il modo più utile per raggiungere il loro cuore . Il confronto gratificante di ieri è stato arricchito dall’esperienza diretta dei giovani ospiti, dei genitori e degli allenatori che si sono messi in gioco.
Un grazie immenso a Diego, in primis, per il cuore;a Martina, Mattia e Sara per la genuinità delle loro testimonianze; a tutti i presenti che hanno accolto questa opportunità; all’associazione genitori che continua a crederci.
Grazie!” – Eloisa Costa

Il coaching - Life e Professionale

Il Coaching: che cos’è e quali benefici produce

Il coaching è richiesto per gestire sia situazioni professionali che personali.

Il 13 dicembre 2016 è uscito un interessante articolo della Dott.ssa Simona Di Paolo sul sito www.stateofmind.it che parla di coaching (l’articolo completo lo puoi leggere cliccando sul link in fondo al mio post).
Lo ritengo diverso dai soliti articoli propagandistici: lo ritengo aderente a ciò che il coaching rappresenta per me.
La frase del direttore Giovanni Maria Ruggiero dove dice “Non è però inutile ricordare che il coaching, sicuramente una pratica utile ed efficace in molti campi professionali -come spiega benissimo l’articolo-, non può e non deve essere utilizzato come succedaneo improvvisato di trattamenti psicoterapeutici per la sofferenza mentale. Vale naturalmente anche il contrario: lo psicoterapeuta non può improvvisarsi coach.” la ritengo un’ottima sintesi che mette anche ordine nelle varie aree di competenza.
Quindi un suggerimento che può aiutare chi volesse intraprendere la professione di coach: creare uno staff dove coach e psicoterapeuta valutino assieme, e in modo trasparente, le situazioni indicate dal direttore.
Personalmente agisco in questo modo :)

Ecco alcuni passaggi
“Il coaching diventa una strada che permette di conciliare il rispetto delle più profonde caratteristiche della persona con l’esigenza dell’organizzazione di ottenere prestazioni sempre più elevate. Non è una “tecnica”, una modalità superficiale e manipolatoria per spremere le persone e ottenere da esse una performance ottimale, ma una filosofia a cui ispirare la relazione, un modo di trattare le persone che consenta a queste di trovare nella performance il risultato di una scelta, l’espressione e la realizzazione di se stesse. Quindi il coaching è uno stimolo e uno strumento di cambiamento sia a livello culturale, sia individuale che organizzativo.
Il Coaching è uno strumento altamente efficace che aiuta le persone a far quadrare il bilancio della propria vita privata o professionale, a migliorare i rapporti con gli altri, scoprendo le strategie più adeguate per raggiungere i propri obiettivi. Quindi il coaching è visto come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.

Quando richiedere un intervento di coaching
Il cliente nel coaching è una persona o un team che vuole raggiungere uno o più dei seguenti punti: un livello più elevato di performance, di apprendimento o di soddisfazione. Il cliente individuale nel coaching può intraprendere delle azioni per muovere verso un obiettivo con l’aiuto del coach; non sta cercando una guarigione emotiva o sollievi da un dolore psicologico; non è, quindi, eccessivamente limitato sotto il profilo delle sue capacità di iniziativa e di azione, né è così insicuro per impegnarsi in questo genere di progresso. La parola “cliente” è usata per definire la persona che usufruisce del coaching, indipendentemente da chi paga il servizio.”

“Nel coaching le informazioni ottenute dal cliente sono usate dal coach per stimolare la consapevolezza del cliente e aiutarlo a scegliere il tipo di azione. Questi informazioni non sono usate per valutare la performance o fornire relazioni per qualcuno, fuorché per il cliente stesso. Il coaching ha la libertà e la flessibilità per affrontare una vasta varietà di argomenti personali e professionali. In una relazione di coaching, solo il cliente ed il coach determinano il fine del loro lavoro. Il coaching non è necessariamente limitato ad una discussione strettamente delineata. Nel coaching, ogni contributo dato dal coach per produrre il risultato desiderato dal cliente, viene dato attraverso una progressiva interazione con il cliente. Il ruolo del coach non è di produrre un prodotto o un risultato acquisito al di fuori delle sessioni di coaching. Il coaching è studiato per permettere ai cliente di acquisire una maggiore capacità di produrre risultati e una grande fiducia nelle capacità che gli occorrono. Va da sé che i clienti non abbandonano il coaching con la percezione della necessità di appoggiarsi al coach per produrre simili risultati nel futuro.

Qui di seguito
Leggi l’articolo completo

Buona lettura e un abbraccio sportivo.
#coachwolf
Diego Dalla Sega

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CoachWolf_ComeLavoro

Formazione e sviluppo per le aziende

Fin dal 2002 ho provato a capire quali fossero le organizzazioni che stavano, e stanno, ottenendo i migliori risultati in termini di impatto sul proprio staff, e sul business, e cosa stessero facendo di diverso per ottenere quei risultati.

Ho cercato di dare una risposta a questa domanda:
quali sono gli obiettivi per la formazione e lo sviluppo?

Mentre completavo la mia ricerca mi sono imbattuto nel report di Docebo, con la quale collaboro, e attraverso il quale mi sono aiutato a mettere in ordine alcune idee che riporto qui.

Ecco alcune risposte che ricorrono spesso:
– Aumentare la produttività sul posto di lavoro
– Reagire più rapidamente ai cambiamenti del settore
– Migliorare il coinvolgimento dello staff
– Ridurre il tempo necessario per raggiungere la competenza
– Migliorare l’applicazione della formazione formale sul posto di lavoro

Coloro che si occupano di formazione e sviluppo vogliono fornire più che semplici corsi e guardano sempre più alla tecnologia per aiutarsi, ma non tutti raggiungono i propri obiettivi.
Negli ultimi 10 anni infatti quasi il 50% dei lavoratori ritiene che la formazione formale sia essenziale, o molto utile, se confrontata alla formazione sociale, mentre il 90% degli intervistati ritiene la collaborazione coi membri dei rispettivi
team essenziale o comunque molto utile.
I lavoratori ritengono che gli strumenti di lavoro che li assistono nell’attività quotidiana siano più utili rispetto ai corsi gestiti autonomamente.
I lavoratori di qualsi livello, quindi, apprezzano l’opportunità di imparare gli uni dagli altri e di crescere in autonomia.
Si iniziano a valutare azioni di coaching per lo sviluppo personale volte anche a capire quali competenze, hard o soft, sviluppare in un successivo percorso di formazione personalizzato.
Chi si occupa di formazione e sviluppo deve investire in altro, e non nei soli corsi, al fine di supportare i lavoratori moderni e intrecciare la formazione nella loro esperienza lavorativa quotidiana.

Ecco quindi che ho scoperto che chi integra con la formazione esperienziale sociale ha probabilità:
– 3 volte più alte di ottenere benefici legati al miglioramento dell’efficienza e dei processi di business
– 5 volte più alte di ottenere benefici legati alla produttività e alla reattività
– 8 volte più alte di ottenere benefici legati alla mentalità, per esempio nel coinvolgimento nella formazione e nella formazione autogestita
– 3 volte più portati ad accettare che il proprio staff consideri il corso come l’unica opzione per la crescita di abilità e performance
– 4 volte più portati ad accettare che il loro approccio alla formazione venga dettato da modelli che supportano la formazione diretta nel flusso di lavoro

Non finirò mai di imparare, lo so. Sapere di esserci in questo mondo della formazione mi fa sentire “moderno” e aderente a una realtà che proprio attraverso il proprio cambiamento trova la forza di migliorare.

Un abbraccio sportivo
#coachwolf

(fonte: coachwolf e DOCEBO infocus)

CoachWolf_TeamBuilding_Venezia

Team building a Venezia – Maggio 2016

Far conoscere in maniera non invasiva più in profondità le persone, creare relazione, incrementare la collaborazione, aumentare il livello di fiducia nei compagni, motivare il gruppo di lavoro e creare coesione ed integrazione.

Il team building fatto con metodologie esperienziali può trovare due principali ambiti di applicazione, perseguibili separatamente o, come spesso accade, congiuntamente: la formazione e/o l’incentivazione.

Nel week-end appena trascorso, con un gruppo di 15 artigiani veneziani, ho potuto lavorare sul team building: si creano così relazioni, scambio, fiducia e tutto ciò che è funzionale allo stare insieme in maniera produttiva ed efficace.

 

“Il più grande vantaggio competitivo di un’organizzazione è la sua capacità di imparare e di tradurre rapidamente in azioni ciò che ha appreso”
Jack Welch (ex CEO General Electric)
Tet 2015 Outdoor Training

Leaving Your Nature – Belgio 2015

Scegliere di uscire dalla propria zona di comfort (quella piccola e centrale) per andare verso la zona di apprendimento (quella un po’ più grande) e sconfinare magari nella zona di panico (mooolto ampia).

ZonaComfort

Questa è stata la mia esperienza recente: la scelta di uscire da ciò che conosco e nel quale so muovermi quotidianamente per andare verso qualcosa di meno sicuro, entrare cioè nella mia zona di panico. Una zona ricca di crescita nella scoperta di me e delle mie reazioni.

Cosa c’è di più misterioso dei miei limiti?
Cosa c’è che fa più paura di ciò che non conosco?
Come posso formare persone con questo tipo di attività outdoor se prima non ne ho provato gli effetti su di me?

Leaving Your Nature (VIVERE la tua natura) è il titolo dell‘esperienza outdoor per formatori che ho svolto dal 21 al 26 aprile 2015 attraverso uno dei luoghi naturali più belli del Belgio: un viaggio personale verso se stessi … me stesso in questo caso.

LA SCHEDA
Event: International Workshop
Idea: Hike towards your own nature
Time: Tuesday 21th(12h00) until Sunday 26thof april(12h00)
Place: Durbuy, Belgium
Participants: TeT (Training Experiential Trainer)

I temi erano quattro: terra, acqua, aria e fuoco.
Terra: riguarda il mondo fisico e materiale. Ha un impostazione mentale di tipo pratico
Acqua: riguarda il mondo affettivo ed emozionale. Ha un’impostazione mentale di tipo emotivo
Aria: riguarda la sfera mentale e le relazioni. Ha un’impostazione mentale di tipo intellettuale
Fuoco: riguarda la sfera creativa e la spiritualità. Ha un’impostazione mentale di tipo passionale-istintivo

Un hike di 6 giorni fatto di sfide, di prove e attività pratico-teorica per capire in quali di questi elementi mi riconosco.

Alla fine prevale il fuoco fuori e l’acqua dentro (ovviamente ci sono anche un po’ di terra e aria come in tutti noi) … c’è da lavorarci: il bello è proprio questo.

A presto!!!
#coachwolf #training #hike2015 #outdoortraining

Sconfitta e pallavolo femminile

Prof. Sport sale in cattedra

Lo sport dà continuamente lezioni: puoi decidere di stare attento oppure no.
Queste lezioni a volte si chiamano sconfitte e la tentazione di non seguirle, mentre il prof. Sport te le sta spiegando, sarebbe forte.

Accogliere le sconfitte con i loro insegnamenti è ovviamente più difficile che accogliere le vittorie.
Una vittoria, di qualsiasi tipo essa sia, la prendi e la metti via o con un mezzo sorriso o con un sorriso più largo.
La sconfitta no, in quel caso puoi anche sorridere ma il rischio di sembrare fuori luogo è alto.

Una sconfitta come quella che è capitata a me, con la squadra di sabato scorso, è quanto di più costruttivo potesse capitare.
Non è casuale né che sia arrivata né il modo col quale lo ha fatto.

Sarebbe facile parlare di ciò che potrebbe essere mancato: entusiasmo, tecnica, tattica, voglia di crescita, attenzione, inesperienza, centimetri e così via …
Tutti fattori assolutamente corretti ma da soli non bastano a “spiegarla” fino in fondo.

Preferisco approcciarla da un punto di vista diverso.
Un punto di vista che parte da molto più lontano e che serve a me per mettere ordine nel lavoro di programmazione che continuamente svolgo.

Le domande che mi sto ponendo sono queste:
– c’è il rispetto del ruolo da parte di tutti?
– sono tutti consapevoli dei compiti che sono affidati loro?
– i singoli membri della squadra come si pongono attualmente rispetto all’obbiettivo che ci siamo dati?

Tre domande potenti.
Tre domande alle quali non può seguire una risposta senza una buona riflessione.
Tre domande che possono mettere in moto tutto ciò che di buono fino ad ora era sopito.

Trasformare una sconfitta sportiva in una buona sconfitta: questo è ciò che serve per una sana crescita sportiva e di vita!

Buon Natale a tutti gli Sportivi!!! Buon Natale a tutti coloro che non si stuferanno mai di seguire le lezioni del magnifico Prof. Sport.

E adesso un time-out di otto giorni …
#coachwolf #buonnatale

Strumenti di bordo

Strumenti di bordo

La scorsa settimana porto la mia macchina in officina per fare il tagliando e il cambio gomme stagionale.
Il concessionario mi consegna un’auto sostitutiva anticipandomi che il cruscotto con gli indicatori non funziona.
Quindi niente segnali sulla quantità di carburante in serbatoio, niente indicatore di velocità, niente giri motore, niente feedback da parte del mezzo.

Salgo in auto consapevole dei rischi che devo affrontare nelle ore successive.

La prima cosa che faccio è fiondarmi al distributore infilando nel serbatoio 30 euro di gasolio che, secondo i miei calcoli, dovrebbero bastarmi per tutta la giornata.
La mattina, mentre sto guidando, lo sguardo cade spesso su questi strumenti di bordo ma loro continuano a tacere.
E’ un po’ come quando guardi l’orologio pur sapendo che le batterie sono scariche: vivi un istante di frustrazione e sai che solo l’azione “cambio della pila” potrà sistemare questo problema.

La sensazione è disorientamento per la mancanza di riferimenti precisi, mancanza di quelle indicazioni che mi servono per “stare tranquillo”, “capire dove sono”, “dove sto andando” e “in che modo lo sto facendo”.

Purtroppo nel pomeriggio le cose si complicano: devo fare un tratto di 2 ore in autostrada.

Al casello ritirando il tagliandino sento improvvisamente la tensione salire e contemporaneamente inizio a sorridere.
Il pensiero che sovrasta gli altri è “questa è veramente una sfida alla mia zona di comfort“: lo accolgo e vado.

Da questo momento il senso di calma prevale in me e affiora un pensiero di fatalismo: sono nelle condizioni ottimali per accettare qualsiasi cosa succeda, una sorta di libertà interiore.

“I chilometri più interessanti sono quelli fatti in riserva”

Ecco le domande che affiorano mentre sono lì che percorro il tratto autostradale:
– a che velocità starò andando?
– c’è un altro modo per valutare la mia velocità?
– e se fossi in riserva senza saperlo?
– e se adesso l’auto si fermasse?
– che scopo ha percorrere questo viaggio in questo modo?

Sono solo le prime che mi passano per la mente ma non ce n’è una che riesca a turbare il mio stato di quiete.

Mi viene un’idea.
L’applicazione del gps nello smartphone indica anche la velocità oltre che il percorso e quindi lo attivo.
Qualche secondo e mi dice che sto andando a 128km/h … ma non mi dice quanto carburante ci sia a bordo ma questa cosa ormai non mi sembra più così importante.
La foto che ho messo è stata fatta subito aver riscontrato il rispetto della velocità.

La sera riporto l’auto al concessionario.
Un attimo prima di scendere – qui la mia incredulità è tanta – il cruscotto si accende come un albero di Natale e mi mostra per qualche secondo il livello dei liquidi: la lancetta è sopra la metà.

Sorrido scendo e restituisco il mezzo ringraziandolo per l’esperienza che mi ha proposto … ma credo non sappia
esattamente tutto ciò che mi è passato per la testa.

 

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Inner Game

Domani comincio questo nuovo percorso.

Stavolta il docente è Timothy Gallwey in persona considerato il padre del Coaching moderno.

La sede è Bologna il tema è l’INNER GAME: il “Gioco Interiore”, spesso rilevato come l’elemento determinante per raggiungere prestazioni eccellenti in ambito lavorativo, sportivo e nella propria vita quotidiana.

Le mie aspettative sono alte e le domande alle quali risponderà il metodo saranno:

Come possiamo mantenere la concentrazione in situazioni di estrema pressione?

Come possiamo gestire le voci interiori che limitano le nostre potenzialità ed interferiscono negativamente sulle nostre prestazioni?

Vado al corso e poi vi racconto com’è andata.

 

“L’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete.”

W. Timothy Gallwey