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Coaching e puzzle motivazionale

Il coach è un motivatore? Il coach è soprattutto motivato e questa è la miglior risposta che mi viene in mente.

Credo che tre elementi interessanti per un puzzle motivazionale siano: autonomia, padronanza e scopo.
Autonomia: come esigenza di dirigere la nostra vita.
Padronanza: il desiderio di migliorarci costantemente in qualcosa che conta.
Scopo: la pulsione a perseguire ciò che facciamo per servire qualcosa di più grande di noi.

Spunto per completare (Sindrome dell’eterno viaggiatore)

 

CoachAquileBefana2014

Aquile Volley – L’educazione

(… CONTINUA da Aquile Volley – La parte tecnica)

Il miglior risultato dell’esperienza della Befana di gennaio (vedi – La parte tecnica), è stata l’educazione con la quale le atlete hanno svolto il torneo.

Questo aspetto non è banale. In altre esperienze precedenti lo staff doveva avere mille occhi per monitorare costantemente il gruppo e controllare che non ci fossero problemi negli spostamenti.
L’attività di controllo in manifestazioni di questo tipo e con gruppi così numerosi è sempre serrata.
Stavolta invece non c’è stato quello stress logistico che di solito accompagna questi tornei.

Beh il rispetto degli orari era a carico degli autisti ma con le ragazze sempre puntuali negli orari è stato tutto molto semplice.

Ecco che ho così potuto concentrarmi “solo” sull’aspetto tecnico.

Mi piace immaginare che questo sia stato un elemento che ha contribuito positivamente al risultato sportivo.

 

Il vero oggetto dell’educazione, come quello d’ogni altra morale disciplina, è la formazione della felicità

William Godwin, Of Awakening the Mind, 1797

AquileBefana2014

Aquile Volley – La parte tecnica

L’anno 2014 inizia con un’esperienza sportiva molto significativa.

Il 3, 4 e 5 gennaio giocheremo un Torneo prestigioso di Volley per la categoria U14 con la squadra che attualmente alleno.

Organizzare la partecipazione ad un evento di questo tipo comporta molto impegno e un discreto dispendio di tempo.

Sono numerose le forze in gioco: atlete, genitori, materiali, aspetti logistici …

E’ la prima avventura invernale di questo tipo, avventure estive ormai ne annovero parecchie.

Ci sono 3 obbiettivi da perseguire due di squadra e uno strettamente tecnico legato al palleggiatore.

Il primo obbiettivo di squadra è quello di capire lo stato di salute, capire il reale valore delle atlete rispetto alle pari età: lo farò attraverso i risultati dei parziali, gli scouts e la classifica finale.

Il secondo è capire quanto la squadra regga la pressione e la stanchezza. Questo invece lo valuterò attraverso le prestazioni che giocheremo in orario pomeridiano e serale.

L’obbiettivo invece legato alla palleggiatrice è diverso. Io e il mio staff desideriamo una valutazione arbitrale del tocco fatta con occhi diversi da quelli abituali: a me personalmente sembra estremamente pulito e sono curioso della prossima valutazione.

Al termine del torneo dopo una 3 giorni intensa gli obbiettivi sono raggiunti:
– raggiunto il secondo posto dietro una formazione più esperta della nostra
– una buona tenuta psicofisica dopo numerose partite giocate in una sola giornata
– la palleggiatrice eletta miglior palleggiatrice del torneo.

Il miglior risultato però non è di tipo sportivo.

(… CONTINUA)

VivereSenzaRimpianti

I 5 più grandi rimpianti

REGRETS OF THE DYING

Questo articolo ha catturato la mia attenzione e ho voluto riproporlo integralmente qui perché non dobbiamo mai dimenticare di essere felici.

Vi siete mai chiesti quale sarebbe il vostro più grande rimpianto se oggi fosse il vostro ultimo giorno di vita?
Cosa vorreste aver fatto, cosa vi pentireste di non aver mai provato?

Bronnie Ware, un’infermiera australiana nella rete delle Cure Palliative per i malati terminali, che assisteva i moribondi nelle loro ultime 12 settimane, ha riportato per anni le loro ultime parole e desideri in un blog intitolato “Inspiration and Chai” che ha avuto un seguito talmente grande da convincerla a scrivere un libro intitolato “I 5 più grandi rimpianti dei morenti”.

Quando la Ware ha chiesto ai suoi pazienti di eventuali rammarichi, o su qualcosa che avrebbero fatto diversamente, sono venuti fuori molti temi comuni. Nessun accenno al non aver fatto più sesso o a non avere provato a fare sport estremi, ma il rimorso di non aver speso più tempo con la propria famiglia, coltivato le amicizie o cercato con più accortezza la via della felicità.

Questi i cinque più comuni rimpianti, secondo la testimonianza dell’infermiera:

5. Vorrei essere stato capace di rendermi più felice.

“Questo è un sorprendentemente comune a tutti. Molti non si rendono conto, finché non è tardi, che la felicità è una scelta. Sono rimasti bloccati nelle loro abitudini e nella routine. Il cosiddetto ‘comfort’ di familiarità si è espanso anche alle loro emozioni, perfino ad un livello fisico. La paura del cambiamento li fa fingere con gli  altri e mentire a se stessi, convincendosi di essere contenti, quando nel profondo,  non desideravano che ridere a crepapelle e un po’ di infantilità nella loro vita. ”

4. Vorrei esser rimasto in contatto con i miei amici.

“Spesso non sono riusciti ad apprezzare quale privilegio magnifico fosse avere dei vecchi amici se non nelle loro ultime settimane e non sempre era stato possibile rintracciarli. Molti erano così concentrati sulle proprie vite che hanno perso per strada delle amicizie d’oro nel corso degli anni. Molti rimpiangevano profondamente di non aver dato alle amicizie il tempo e lo sforzo che si meritavano. Ognuno sente la mancanza dei propri amici quando sta morendo.”

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.

“Molte persone sopprimono i loro sentimenti in modo da mantenere il quieto vivere con gli altri. Di conseguenza, si accontentano di un’esistenza mediocre e non diventano mai chi erano realmente in grado di divenire. Come risultato, amarezza e risentimento diventano delle malattie che si sviluppano dentro. ”

2. Vorrei non aver lavorato così duramente.

“Questo è venuto fuori da ogni paziente di sesso maschile che ho assistito. Si sono persi l’infanzia dei loro figli e la compagnia dei propri partner. Anche alcune donne hanno menzionato questo rimpianto, ma come se fossero di una vecchia generazione, molti dei pazienti di sesso femminile non erano stati capifamiglia. Tutti gli uomini che ho curato hanno rimpianto profondamente l’aver trascorso così tanto della loro esistenza a dedicarsi sfrenatamente al lavoro. ”

1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita come volevo io, non quella che gli altri si aspettavano da me.

“Questo il rammarico più comune per tutti. Quando le persone si rendono conto che la loro vita è quasi finita e ripensano ad essa tirando le somme, è facile rendersi conto di quanti sogni sono rimasti insoddisfatti. La maggior parte delle persone non aveva realizzato nemmeno la metà dei loro sogni e doveva morire con la consapevolezza che era a causa di scelte che aveva compiuto. La salute offre una libertà di cui in pochi si rendono conto, fino a quando non la perdono.”

La Ware testimonia di come le persone alla fine della propria vita acquisiscano un’incredibile lucidità di visione e che noi tutti potremmo imparare dalla loro saggezza.

Come diceva il poeta Henry David Thoreau: “Vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, di non aver vissuto”.

Viviamo. Prima che sia troppo tardi.

Website: http://www.inspirationandchai.com/Regrets-of-the-Dying.html
Fonte: http://www.newswiki.it/salute/86-rimpianti-malati-terminali-alla-morte

TuCosaCiVedi

TU cosa ci vedi?

Se non riusciamo a vedere la persona che abbiamo di fronte, non possiamo nemmeno riconoscerla nella sua autenticità ed unicità.

Per farlo dobbiamo volerlo.

Fermarci, guardare, vedere e riconoscere.

Cosa ti piacerebbe vedessero gli altri in te?

Cosa ti piace vedere negli altri?

Quali caratteristiche attirano la tua attenzione?

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